domenica 27 agosto 2017

Ciò che mangiamo è solo metà della storia per una buona alimentazione

La psicologia del mangiare: mangiare non vuol dire solo ingerire cibo, è un processo psicologico che comincia da prima di sederci a tavola e decidere cosa mangiare.


Buongiorno Buongiorno!!

Oggi bando alle ciance, ho una cosa interessanterrima da condividere con voi.

Grazie alla mitica Ire, oggi vi parlo della psicologia del mangiare.

Sisi, avete letto bene. 

Dopo aver ascoltato un podcast su questo argomento andando al lavoro, ho subito pensato di dover condividere con voi questo argomento.

Ero talmente affascinata che non mi rendevo conto di quello che mi accadeva attorno, e il tragitto casa-lavoro è volato in un secondo.

Se io vi dicessi che quello che noi mangiamo è solo la metà di ciò che serve per una buona alimentazione, voi cosa mi rispondereste?



Che la restante metà è data dall’allenamento.

Si, giusto.

Ma restiamo sul tema cibo e mangiare.

Evidentemente quello che mangiamo gioca un ruolo importante nella nostra alimentazione. Ma come assimiliamo quello che mangiamo è altrettanto importante.

Se non di più.

Ecco quindi che la metabolizzazione del cibo è l’altra metà della storia.

Se il nostro corpo non è nella giusta condizione psicologica per poter utilizzare al meglio il cibo che gli forniamo, non otterremo mai buoni risultati in termini di salute.


Con un esempio sono certa che chiarirò tutto.


Supponiamo di essere stressati. Ci sediamo a tavola. Mangiamo


Quanto e cosa non è importante. 

L’importante qui è che quello che noi mangiamo, non siamo in grado di assimilarlo correttamente. Ci rimarrà sullo stomaco, saremo appesantiti, potrà venirci mal di stomaco, mal di pancia.



Perché?

Per evoluzione, quando il nostro corpo si trova in una condizione di stress, è pronto per combattere o per fuggire
Tutta l’energia, l’adrenalina e il sangue vengono indirizzati agli arti.

Non c’è tempo per mangiare. Quindi nemmeno per digerire.

Non è quello il momento.


Oggi, non dobbiamo fuggire o combattere. 



Lo stress che sperimentiamo proviene da una minaccia NON reale.

Quindi abbiamo il tempo per sederci e mangiare.

Il nostro organismo non è programmato per questo.

Lo stress che sperimentiamo può avere diversa origine

  • sono in ritardo per qualcosa 
  • sono arrabbiato con qualcuno 
  • non mi considero brava abbastanza, bella abbastanza, abbastanza in forma




I nostri pensieri e credenza, le nostre abitudini, la nostra awarness, definiscono chi siamo e tutto questo va ad influenzare il metabolismo del cibo: la digestione e l’assorbimento dei nutrienti.

Quando le persone decidono di mettersi informa e prendersi cura del proprio corpo, cambiano le proprie abitudini alimentari e di allenamento.


Si pensa a cosa e quanto mangiare, a come e quanto allenarsi.

Non si pensa all’aspetto psicologico.

Le persone possono decidere di cambiare abitudine alimentare per paura:
  • di ammalarsi
  • di ingrassare


Questo potrebbe porle sotto ulteriore stress perché cominciano a pensare:
  • se le fa ingrassare
  • se mantiene la massa muscolare
  • se è meglio essere vegani, paleo, contare i macronutrienti, vegetariani, onnivori. 

Per ogni dieta c’è una ricerca scientifica a sostegno. C’è anche una ricerca a sostegno delle diete che professano il contrario.

C’è confusione e le persone non sanno cosa fare.

Ecco che si accumula altro stress.

Si produce eccessivo cortisolo, adrenalina, insulina. 
Si sbilancia l’equilibrio corporeo. Se lo squilibrio dura poco tempo. Tutto ok, il corpo sa gestirlo. 
Se lo squilibrio si prolunga, il corpo ne risente e deve trovare un modo per ripristinare l’equilibrio.

Quando ci sediamo a tavola e mangiamo, dobbiamo mettere in pausa TUTTO


Dobbiamo essere grati per poter mangiare e nutrire il nostro corpo. 
Il cibo ci permette di vivere e di fare numerose avventure.
Non siamo schiavi del cibo, ma dobbiamo sentirci come re e regine.

Ecco che la nostra fisiologia cambia
Siamo rilassati e siamo in grado di digerire bene e di assimilare tutti o nutrienti necessari per godere di buona salute.

2 persone che mangiano lo stesso piatto ma con condizioni psicologiche diverse, metabolizzeranno il cibo in modo completamente diverso. Otterranno nutrienti diversi.

Ognuno di noi ha una relazione con il cibo che sarà diversa da quella di tutti gli altri. Ci sono tante relazioni con il cibo quante sono le persone sulla terra.



Davanti ad un piatto con riso, pollo, verdure e fagioli:

un vegetariano vedrà le verdure, i fagioli, il riso e eeeew il pollo
un allevatori di pollo vedranno un bel pezzo di pollo
un atleta vedrà le proteine del pollo e dei fagioli
un obeso che vuole perdere peso vedrà calorie
un nutrizionista vedrà macronutrienti
un anoressico vedrà una forte fonte di stress
un affamato sarà accecato dalla gioia per poter finalmente mettere cibo sotto i denti.

Eppure il piatto era lo stesso per tutti. Pollo, riso, verdure e fagioli.

Capite che la componente psicologica è molto importante. 
Ci permette anche di capire:

perché le persone sanno cosa fare per dimagrire e mettersi in forma, ma non lo fanno o non ci riescono.

Deve esserci qualcosa nel loro cervello, nei loro pensieri che li blocca.

Non per forza si parla di psicologia del mangiare solo quando le persone sono anoressiche, bulimiche, obese.

Per ognuno di noi la componente psicologica è essenziale.

Pensate che per capire il modo in cui ci relazioniamo al cibo come influenza la digestione del pasto, gli scienziati studiano spesso le persone con i disturbi di personalità multipla.

Perché? 

Perché sono il perfetto esempio di come ognuno di noi sia formato da diverse persone.

Ognuno di noi è sia figlio, che amico, che nipote che collega che marito di qualcuno.  In ogni condizione noi, volenti o no, ci comportiamo in modo diverso.

Modifichiamo la nostra fisiologia, le onde energetiche nel nostro corpo e di conseguenza la metabolizzazione del cibo.

Ci sono studi documentati di persone che soffrono di disturbo della personalità multipla che un minuto prima erano diabetici ed estremamente dipendenti dall’insulina, e il momento dopo no. Oppure estremamente allergici agli agrumi e un momento dopo no.

Rendetevi conto della forza del pensiero.


Io non mi sono resa conto di aver scritto così tanto, ma vi lascio con un’ultima chicca.

 Si può essere dipendenti dal cibo? O come si dice oggi, addicted to food?


No, è impossibile da un punto di vista biologico perché il cibo ci serve per sopravvivere.

È come dire che siamo dipendenti dall’aria o dal sangue. È impossibile perché ci servono per vivere.

Alcool, zucchero, droghe e medicinali possono causare dipendenza, ma solo di quegli elementi non possiamo vivere.

Spero di averti tenuto con me fino alla fine. Spero di averti affascinato con questo aspetto relativo all’alimentazione.

Spero che da questa sera ti siederai a tavola con un nuovo approccio mentale.

Rallenta, sii grato e presente. 

Assapora quello che mangi. 

Celebra il rito del sedersi a tavola. 


Ascolta il tuo corpo, ti dice quando sta bene e quando no. Quando una dieta va bene per te oppure no. Quando un lavoro va bene per te oppure no.

Nessuno conosce il tuo corpo come lo conosci tu. Va bene affidarsi agli altri, ma non bisogna dipendere da loro, solo perché sembrano saperne di più

Se vuoi ascoltare il podcast, puoi trovarlo qui.

È in inglese, ma si capisce tutto. Non aver paura.

Non mi resta che augurarti con tutto il mio cuore una buona vita!

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