domenica 15 ottobre 2017

Cena con il cuore: nuovi stili di vita e intolleranze alimentari @ Il Giardino Segreto - Boscolo Venezia

The day after: cena senza glutine, senza lattosio e per uno stile di vita sano al Giardino Segreto del Boscolo Venezia


Buongiorno Buongiorno!

Come richiesto, da chi sa di avermelo chiesto, oggi sono molto felice di poter condividere con voi quella che è stata la cena alla quale ho partecipato ieri sera.

Se mi seguite qui o su Facebook, saprete che venerdì 13 ottobre, una data un programma, nell’hotel dove lavoro, c’è stata un cena in tema vegano, celiaco e intollerante al lattosio.

Si, tutto in uno.

Vuoi che io non partecipi??

Allora proprio non mi conosci.

Sono curiosa come una scimmia e quando mi dai la possibilità di provare nuovi prodotti e nuovi stili di cucina, io sono al settimo cielo.

Sono curiosa di capire che cosa spinge le persone a compiere determinate scelte, parlando di vegani, o cosa trovano al mercato le persone che hanno intolleranze come quella al lattosio o la celiachia.

Sono curiosa di scoprire che cosa hanno creato le aziende per andare incontro alle persone che non possono mangiare formaggio, yogurt alla mattina, la pizza o un semplice toast con burro di arachidi e marmellata.

Sono curiosa di provare qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso, qualcosa che possiamo integrare anche noi “normali” nella nostra dieta per renderla più varia e colorita.

Quindi eccoci qui, the day after.

Partendo dal presupposto che io non sono scettica e che il 13 lo considero
un bel numero, dato che è anche quello del mio compleanno, modestie a parte, possiamo dire che dopo notizie e avvenimenti più o meno gradevoli, siamo arrivati alle 19.30 in albergo.

Varcata la soglia ho deciso che avrei spento il cervello. Ero li, per godermi una cena, in compagnia (di mia mamma), nel posto dove lavoro e con le persone che stimo e apprezzo. E così ho fatto.

Come sempre i primi minuti sono un po’ … meccanici … se così possiamo dire. Non sai come funziona, chi ci sarà, ti guardi intorno, studi un po’ gli invitati e l’ambiente.

4 tavolini ci attendevano per l’aperitivo di benvenuto, due con formaggi, uno con le bollicine e uno con i finger food.

Avendo le cantine fatto un povero affare con me e mia mamma, abbiamo subito optato per un ottimo succo alla pesca di annata 2017.

Ci siamo poi dirette ai tavolini con i formaggi.

Formaggi? Sì, ma senza lattosio.

Il primo assaggiato era un formaggio affinato al vino Lagrein, tipico dell’Alto Adige, con occhiatura irregolare e cremoso in bocca.  


L’altro era un formaggio arricchito con 15 erbe e fiori di montagna a pasta morbida. 



Entrambi i formaggi erano buonissimi. Ricchi di gusto e di corpo, dolci e aromatici. Nulla da invidiare ai formaggi normali. Anzi, perfettamente all’altezza.

Volendo si potevano scegliere delle confetture di accompagnamento, come quella di arance o mirtilli. Io ho optato per il formaggio al naturale. Sarebbe stato un delitto coprire il sapore del formaggio e del latte.

Trovare formaggi senza lattosio non è semplice. Solitamente si trovano mozzarella o formaggi freschi spalmabili senza lattosio. Ma trovare vere e proprio forme di formaggio, è un’altra storia.

A pensarci, da pagana in materia, mi viene da pensare che basti solo aggiungere l’enzima lattasi durante la lavorazione per ottenere un formaggio senza lattosio. 
Evidentemente non è così semplice, altrimenti anche in altri l’avrebbero già fatto.

Oppure, essendo delle produzioni per una nicchia di persone, le aziende dovrebbero avere una linea produttiva separata e dedicata. E questo è un costo.

Passiamo poi all’ultimo tavolo, quello dei finger food.



Le scelte variavano tra:
  • zucca violina al forno con noci e aceto balsamico invecchiato 50 anni
  • polenta con crema al formaggio
  • crema di funghi con stick di polenta
  • caesar salad con pesto
  • salmone affumicato con lamponi                                        

Si, il salmone è stato espressamente richiesto allo Chef da alcuni partecipanti suoi amici, perché in fin dei conti, dai, el xe bon.

Il tutto accompagnato dal pianoforte di sottofondo e dalle chiacchiere con lo Chef Manuel De Pasquale che è venuto a salutarci.

Siamo poi stati accompagnati al tavolo, in una saletta finemente preparata.


Ogni tavolo aveva delle eleganti piantine di erica bianca. 



Il menù ci attendeva sul tavolo e subito ci viene chiesto se desideriamo anche “l’aggiunta” o se vogliamo attenerci alla versione veg.

Io sono rimasta indecisa fino all’ultimo. Ero lì lì per optare per l’aggiunta. Al momento decisivo ho risposto che mi sarei attenuta all’opzione veg.

Arriva al tavolo un piattino con pane, focaccia, cialda di riso e cannella, grissini, taralli al pomodoro, stick e cialde di polenta.


La focaccia è la cosa che più mi ha colpito. Era fantastica. Pareva proprio pane. Dall’aspetto all’alveolatura della mollica, fino al gusto. Ottimo sostituto del pane comune.

Va da se che mia mamma, da vera friulana, ha ben che apprezzato il polentame vario.

A forza di sbocconcellare con i finger e con il companatico, mi si era aperta una voragine al posto dello stomaco. Per fortuna l’antipasto non tarda ad arrivare.


Rollè di zucchine ripieno di patata viola e olive taggiasche, su vellutata di pistacchio con pan focaccia. 

Che dire, già gli occhi sono appagati da quello che vedono. Colori carichi e vividi, dalla zucchina verde, alla patata bella viola alla vellutata al pistacchio.

Vorrete sapere voi, come fare a mantenere bello viola il colore della patata …..  beh è un segreto per pochi eletti!

Servito tiepido, morbido e croccante. Il neutro della patata esalta l’oliva taggiasca. 

Ottimo inizio.

E il pan focaccia? Perfetto per fare una bella scarpetta, pulire tutto il piatto in perfetto stile 5 stAlle lusso.

Ma a noi che ci importa? Era buono?  Si
E io mangio!

Ora ci attende un ottimo gioco cromatico

Sedanini di fagioli neri, su vellutata di zucca e scaglie di mandorle.


Avendo già provato la pasta di legumi per conto mio, so già più o meno cosa aspettarmi. Ma il tutto dipende da come la condisci, sta pasta di legumi.

Senz’altro la zucca è un’ottima scelta. Dolce, di stagione, versatile, ottimo colore sgargiante.

L’unico neo? 

Secondo me qui il tastasale, l'aggiunta, ci stava da dio! Serviva quella parte di grasso e nota decisa che andasse a smorzare il dolce della zucca e il gusto blando della pasta di fagioli neri.

Oppure, se vogliamo tenere la cosa veg, dello zenzero o della paprika per dare un po’ di carattere al piatto.

Le forchette di set up sul tavolo si stanno esaurendo, e questo vuol dire soltanto una cosa. 

Le portate stanno arrivando al termine.

E così ecco che la julienne di verdure in agrodolce, con uvetta e pinoli con pasta brisè arriva in sala.


Al naso salta subito la nota agrodolce e subito in bocca mi si crea quella sensazione che “pizzica la mandibola”… non so come altro descriverla.

La stessa che provoca qualche tipo di whiskey.  Che ti prende la mascella.

Beh…. Questa e il dolce saranno le mie portate preferite della serata. Assieme ai formaggi e alla salsa di funghi del finger food.

Le verdure erano morbide, dolci, semplici, con solo il ventaglio aromatico dell’aceto ma non la nota acida che si sente al naso. 
L’uvetta e i pinoli ovviamente ci stavano bene, non poteva essere altrimenti.

Uno si aspetta che dopo i finger, il pane, e 2 portate, si sia anche riempito il pancino. Beh io ho fatto fumo di quel piatto. Ne avrei preso ancora. Quello è esattamente quello che io descriverei comfort food, un piatto che come un abbraccio ti riscalda il cuore.

E ora, il dessert.

Una volta qualcuno mi ha detto che il dessert viene pensato a seconda di quanto hanno mangiato le persone. Se si sono riempiti come un uovo, allora il dessert è solo un altro tassello della serata. Se hanno mangiato discretamente, allora il dessert deve essere tale da rimanere nella mente e lasciare un buon ricordo.

Io non so quale fosse, in questo caso, l’obiettivo dello Chef. Forse potevo chiederglielo, dato che gli ho fatto il terzo grado prima di venire a casa e scrivere questo post.

Per me è stato una bomba


ED ERA SENZA GLUTINE E SENZA LATTOSIO. 

Cioè.

Io non sono amante dei dolci e mi stancano presto. Non devono essere troppo dolci. Se poi si parla di cioccolato, deve essere fondente. Più è fondente, terroso e legante la bocca, meglio è. 

(Legante la bocca??? Is that even italian??)

Questo tortino al cioccolato, con olio di oliva e cuore di cioccolato, con coulis di frutti rossi era perfetto

Il cuore era morbido, i frutti rossi pulivano la bocca con la loro acidità dal dolce del cioccolato.

Ma da uno Chef nato pasticcere…non poteva che uscire una bella creazione.

Direi che possiamo mettere un bel punto a questo post e a questa serata, che per sempre rimarrà un caro ricordo.

Lasciatemi fare un’ultima conclusione.

Come avete potuto vedere, i piatti presentati sono stati un perfetto esempio di come anche noi, a casa, possiamo preparare dei piatti senza lattosio, di base veg, semplici, genuini, gustosi e soprattutto buoni per la nostra salute.

Non per forza “altro” deve avere una connotazione negativa e deve farci pensare a qualcosa di inferiore al “normale”.

Questa serata è stata un ottimo esempio. Niente seitan, niente tofu, niente soia, niente robe da fanatici vegani e soprattutto niente fronzoli.

Solo semplice cibo genuino.

E come ho già detto altre volte, grazie Chef per averci regalato anche oggi un po' di magia.

Buona vita!

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